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DONNE NELLA CHIESA. La domanda non è chiusa

 
22febbraio 2013
 
La relazione del cardinale Walter Kasper all'assemblea dei vescovi tedeschi

 

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Si è svolta a Treviri, dal 18 al 21 febbraio, l'assemblea plenaria di primavera della Conferenza episcopale tedesca (Dbk). Al centro dei lavori, una giornata di studio sul tema "La collaborazione tra uomini e donne nella vita e nel servizio della Chiesa". Al cardinale Walter Kasper, già presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, è stata affidata la relazione introduttiva (www.dbk.de). Ne riportiamo di seguito alcuni passi.

In ascolto dei segni dei tempi. "La situazione degli ultimi 30 anni si è così profondamente trasformata, dal punto di vista sociale, culturale e mentale, che noi oggi dobbiamo di nuovo metterci in ascolto e di nuovo riflettere per portare avanti adeguatamente il compito della Chiesa in questo momento". Nella ricerca dei "segni dei tempi", il discorso del cardinale ripercorre ciò che emerge da una lettura antropologica, cristologica ed ecclesiologica rispetto ad alcune domande cruciali che attraversano la relazione uomo-donna. "Nella Chiesa dei primi secoli, le donne avevano un ruolo importante. Sebbene nella tradizione giudaica non fossero considerate degne di rendere testimonianza, sono le donne le prime testimoni del risorto. Nelle prime comunità, sono le donne che si attivano per la costituzione delle comunità stesse". "La storia della Chiesa conosce grandi figure di donne". "A motivo del Battesimo e della confermazione ed eventualmente con un mandato specifico, le donne possono assumersi incarichi a tempo pieno o su base volontaria in tutti gli ambiti della vita della Chiesa". "Non si tratta di posizioni di supporto, ma di pieno servizio alla Chiesa". Tutti questi incarichi possono essere assunti dalle donne "a livello locale, diocesano, della Conferenza episcopale e anche della Chiesa universale. Per la Curia romana sarebbe un bene se le donne potessero portarvi il loro carisma femminile e le loro competenze professionali più di quanto sia avvenuto fino ad ora. Inoltre le donne possono rappresentare la Chiesa a tutti i livelli nei contesti pubblici della cultura, dell'educazione, della formazione, della politica, dei media". Anche "nel rinnovamento delle strutture sinodali, sarebbe opportuno che le donne partecipassero in misura adeguata nei Sinodi, nei Consigli pastorali, e nelle Commissioni".

La partecipazione delle donne al ministero ordinato? La discussione sul ruolo della donna nella Chiesa si è però "spostata in modo univoco sulla questione della partecipazione delle donne al ministero ordinato". "Qui la questione non riguarda la pari dignità di tutti i cristiani". Uno degli elementi fondamentali del ministero del sacerdote, è il suo rappresentare "in maniera simbolico-reale l'essere sposo della sua sposa che è la Chiesa; secondo la simbolica sessuale biblica della tradizione delle Chiese d'oriente e d'occidente è una questione maschile". Senza poter ripercorrere le motivazioni socio-culturali e soprattutto cristologiche che fondano questa tradizione, il cardinale sposta la domanda sul diaconato: vale per il diaconato ciò che vale per il sacerdozio ordinato? "Una decisione magisteriale esplicita non c'è. La questione del diaconato delle donne deve perciò essere affrontata". Se nella storia cristiana ci sono state diaconesse nelle Chiese orientali e in minor misura in quelle d'occidente, certamente "l'ordinazione delle diaconesse era diversa da quella dei diaconi" e diversi erano anche gli incarichi, per cui le donne "non avevano nessuna funzione all'altare e non erano il corrispondente femminile del diacono maschio". Le indagini hanno portato la Commissione teologica a dire che "non ci sono motivi sufficienti per l'introduzione di un diaconato sacramentale per le donne come compreso nel senso attuale. Una simile introduzione sarebbe una nuova creazione. Questa conclusione deluderà molte donne. Di fatto oggi molte donne esercitano servizi diaconali. Per questo non bisognerebbe considerare chiusa la domanda". Perché "ci si può sempre domandare: non può oggi la Chiesa fare qualcosa come nel III-IV secolo, quando ha creato un ordine sui generis con le diaconesse per il battesimo delle donne adulte? Non potrebbe, di fronte alle nuove sfide, prevedere un ministero per le donne, che non sarebbe come quello per gli uomini, ma che avrebbe un proprio profilo?".

La chiamata di tutti alla santità. "Se noi ripulissimo anche solo le istituzioni e le strutture, la Chiesa mostrerebbe di nuovo la sua luce e il suo fascino. Certamente anche oggi le riforme sono necessarie. Tuttavia, se noi non compiamo tutto ciò che la giustizia, che è la misura minima dell'amore, richiede, tutto il nostro parlare d'amore resta vuoto e nessuno vuole sentire e prendere sul serio i nostri discorsi su una civiltà dell'amore. Senza amore, tutto il resto è solo un campanellino stonato". "La risposta ai segni dei tempi, non arriverà né da Roma né dalle Conferenze episcopali; la risposta arriverà da donne profetiche, carismatiche, sante, che Dio vorrà donarci. I carismi non sono pianificabili né organizzabili; spesso giungono in maniera sorprendente e spesso diversamente da come ce li si era attesi". "Nella storia della Chiesa, le donne hanno già mosso molte cose, hanno mosso vescovi e Papi e possono farlo anche con le Conferenze episcopali".

 

Tratto da:http://www.agensir.it/pls/sir/v4_s2doc_b2.europa?tema=Sir%20Europa%20italiano&lingua=3&argomento=dettaglio&id_oggetto=256322

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